“I miei fratelli? E chi li vede più. Sono solo al mondo”.
Mario ha quasi 60 anni: ha iniziato a lavorare a 18 anni, si è sempre dato da fare, poi la crisi, qualche problema di salute, e dal 2007 non lavora più. È arrivato per la prima volta a Porta Aperta nel 2010, senza nessuno a cui fare sapere dove si trovava.
“Non ho figli né una moglie” racconta a bassa voce. Per due anni circa Mario ha trascorso la notte in stazione a Modena e poi sul sagrato del Santuario Madonna del Murazzo. In queste condizioni, anche lavarsi per lui era un’impresa e “l’igiene personale era l’ultimo dei miei pensieri”, confessa.
Durante la sua permanenza a Porta Aperta, si è tentato di ricucire i legami familiari di Mario, attraverso incontri periodici con il fratello e le sorelle, percorso che è terminato con la disponibilità delle sorelle a concedergli la residenza presso il comune di origine (in provincia di Modena), che ha consentito la presa in carico del Servizio Sociale dello stesso comune.
“Sarò sempre grato a Porta Aperta per la possibilità che mi ha dato, a partire dalla borsa lavoro che mi ha permesso di lavorare presso il Centro per il recupero e Riuso di Porta Aperta, attività che, una volta ultimata questa possibilità, mi sono sentito in dovere, a titolo di ringraziamento, di portare avanti, nel tempo libero, in veste di volontario”.
Mario è stato successivamente ospitato in uno degli appartamenti di Porta Aperta e durante la sua permanenza di quasi un anno in questo appartamento, è stato seguito in un percorso educativo sulla gestione della stanza e la cura di sé ed è stato attivato un rapporto con la Caritas parrocchiale del comune di origine per il sostegno alla spesa.
Mario è stato inoltre coinvolto in alcune attività di socializzazione presso Porta Aperta.
“Oggi posso godere di una pensione, mantenermi una stanza e provvedere ai miei bisogni. Quando sono arrivato a Porta Aperta, non avrei mai osato sperare tanto per me stesso”.